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A country in constant evolution, including creatively. In recent decades, China has transformed from a manufacturing hub into one of the most influential global economic players. This transformation has not only reshaped international trade but also redefined the country’s global image. Alongside its economic growth, China has increasingly invested in cultural and public diplomacy, recognizing that today’s global influence depends not only on economic strength but also on the ability to attract and inspire.
In this context, the shift from “Made in China” to “Created in China” marks a crucial evolution in its development model.China’s approach to soft power has deep historical roots. Since the 1980s, the country has promoted cultural exchange and economic cooperation as complementary tools of diplomacy, echoing Zhou Enlai’s vision. This strategy is still evident today: rather than relying solely on political communication, China leverages culture, creativity, and market dynamics to increase its international appeal.Recent developments in the cultural and creative sectors highlight this transformation. The global success of products such as designer toys (labubu), video games, and animated films (Nezha 1 and 2, Wukong) demonstrate China’s growing capacity to produce high-value intellectual property.
These sectors are no longer imitative, but increasingly innovative, fusing traditional cultural elements with advanced technologies and contemporary aesthetics.A key feature of this new phase is the emergence of market-driven cultural phenomena. Unlike previous state initiatives, many successful Chinese cultural exports are fueled by consumer demand, digital platforms, and global fan communities. Social media, in particular, has amplified their reach, allowing Chinese brands and narratives to circulate organically beyond national borders.
This bottom-up dynamic enhances authenticity, making cultural products more accessible and less associated with political agendas. At the same time, technological progress plays a central role. High-quality animation, immersive video games, and digital distribution platforms are not simply supporting tools, but essential components of cultural production.
This integration of creativity and technology reflects a broader model of “hard soft power,” in which innovation in one area strengthens influence in another. Consequently, China’s cultural rise is closely linked to its ambitions in areas such as artificial intelligence, digital media, and advanced manufacturing.These trends point to a more multipolar cultural landscape. While Western industries have long dominated global cultural production, China is establishing itself as a major alternative hub of creativity. By telling its own stories and developing original content, it is gradually reshaping global perceptions and expanding its cultural footprint.
A new, hybrid, and interesting model is thus emerging: China’s soft power is no longer constructed exclusively from above, but increasingly generated from within its dynamic creative economy. This shift signals not just a shift in strategy, but a deeper transformation in how cultural influence is produced, shared, and experienced in the 21st century.


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(IT) Un Paese in continua evoluzione, anche creativa. Negli ultimi decenni, la Cina si è trasformata da polo manifatturiero in uno degli attori economici globali più influenti. Questa trasformazione non solo ha rimodellato il commercio internazionale, ma ha anche ridefinito l’immagine globale del Paese. Parallelamente alla crescita economica, la Cina ha investito sempre più nella diplomazia culturale e pubblica, riconoscendo che l’influenza globale odierna dipende non solo dalla forza economica, ma anche dalla capacità di attrarre e ispirare. In questo contesto, il passaggio da “Made in China” a “Created in China” segna un’evoluzione cruciale nel suo modello di sviluppo.
L’approccio cinese al soft power ha profonde radici storiche. Fin dagli anni ‘80, il Paese ha promosso lo scambio culturale e la cooperazione economica come strumenti complementari della diplomazia, riecheggiando la visione di Zhou Enlai. Questa strategia è ancora visibile oggi: anziché affidarsi esclusivamente alla comunicazione politica, la Cina sfrutta la cultura, la creatività e le dinamiche di mercato per accrescere il proprio appeal internazionale.I recenti sviluppi nei settori culturali e creativi evidenziano questa trasformazione. Il successo globale di prodotti come giocattoli di design (labubu), videogiochi e film d’animazione (Nezha 1 e 2, Wukong) dimostra la crescente capacità della Cina di produrre proprietà intellettuale di alto valore.
Questi settori non sono più imitativi, ma sempre più innovativi, fondendo elementi culturali tradizionali con tecnologie avanzate ed estetica contemporanea.Una caratteristica chiave di questa nuova fase è l’emergere di fenomeni culturali guidati dal mercato. A differenza delle precedenti iniziative, molte esportazioni culturali cinesi di successo sono alimentate dalla domanda dei consumatori, dalle piattaforme digitali e dalle comunità di fan globali.
I social media, in particolare, ne hanno amplificato la portata, consentendo ai marchi e alle narrazioni cinesi di circolare organicamente oltre i confini nazionali. Questa dinamica dal basso verso l’alto accresce l’autenticità, rendendo i prodotti culturali più accessibili e meno associati ad agende politiche.
Allo stesso tempo, il progresso tecnologico gioca un ruolo centrale. Animazione di alta qualità, videogiochi immersivi e piattaforme di distribuzione digitale non sono semplici strumenti di supporto, ma componenti essenziali della produzione culturale. Questa integrazione di creatività e tecnologia riflette un modello più ampio di “hard soft power”, in cui l’innovazione in un ambito rafforza l’influenza in un altro. Di conseguenza, l’ascesa culturale della Cina è strettamente legata alle sue ambizioni in settori come l’intelligenza artificiale, i media digitali e la produzione avanzata.Queste tendenze indicano un panorama culturale più multipolare. Mentre le industrie occidentali hanno a lungo dominato la produzione culturale globale, la Cina si sta affermando come un importante centro alternativo di creatività. Raccontando le proprie storie e sviluppando contenuti originali, sta gradualmente rimodellando le percezioni globali ed espandendo la propria impronta culturale.Si fa strada quindi un nuovo modello, ibrido e interessante: il soft power della Cina non è più costruito esclusivamente dall’alto, ma generato sempre più dall’interno della sua dinamica economia creativa. Questo cambiamento segnala non solo un cambio di strategia, ma una trasformazione più profonda nel modo in cui l’influenza culturale viene prodotta, condivisa e vissuta nel XXI secolo.
